
Oggi siamo in piazza per rivendicare la libertà di informazione. Diciamo rivendicare e non difendere perché la libertà di informazione non c’è più da tempo. E’ infatti evidente che l’offensiva berlusconiana di occupazione della RAI e di intimidazione nei confronti dei giornali o dei giornalisti che non si mettono in riga, non è che l’ultimo atto di una sostanziale messa in discussione della libertà di stampa nel paese. Ultimo atto – si badi – pesantissimo, da contrastare con tutte le nostre forze. Berlusconi infatti è portatore di una visione totalitaria dello stato e della società. Il berlusconismo al fondo è l’estensione della logica del comando di impresa – in cui il padrone è e deve essere un potere sovrano – a tutta la società e allo stato. L’idea di governo impersonata da Berlusconi è quella di Carl Schmitt – ideologo del nazismo - in cui il governo in quanto espressione di un potere sovrano non deve avere limiti: la Costituzione, la magistratura, il giornalismo, il parlamento, l’opposizione, sono ostacoli fastidiosi da rimuovere per consegnare il paese al suo destino: il rapporto plebiscitario tra capo e masse. La pulsione berlusconiana è quindi intrinsecamente fascista e in quanto tale da combattere a fondo.
Questa offensiva berlusconiana pare avere come principale avversario il “partito di Repubblica”. Questi, sono portatori di una cultura bipolare che condivide con Berlusconi l’ideologia di fondo del comando d’impresa e che vede nell’orizzonte della globalizzazione capitalistica e della modernità l’approdo ultimo dell’umanità. Il partito di Repubblica, a differenza di Berlusconi, non ha una idea totalitaria di una parte che comanda su tutta la società. Ha l’idea che la totalità della politica deve essere riassunta nel sistema bipolare, nel regime dell’alternanza tra chi condivide l’ideologia di fondo del sistema. Lo schieramento che si oppone a Berlusconi non è compatto e organico, ma non è un caso che le lotte sociali stentano ad entrare nell’universo della comunicazione e non è un caso che noi comunisti siamo sostanzialmente censurati, dai berlusconiani come dagli antiberlusconiani.
Siamo quindi in piazza oggi contro il totalitarismo berlusconiano ma anche contro la censura che il complesso del sistema informativo esercita sul conflitto sociale e sulla sinistra. Siamo in piazza contro chiunque ci voglia mettere il bavaglio: quelli che vogliono il regime berlusconiano e quelli che vogliono il regime bipolare.














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